Lately

Sono di nuovo seduta in quel baretto dove fanno il “best espresso this side of Milan”.

 

Ripensavo in questi giorni a quando viaggiavo per lavoro anni fa, e mi trasferivo in un paese diverso una volta all’anno, ed i miei amici a casa a volte mi dicevano “quando parti tu sparisci”. Ed è vero, potevo non scrivere e non farmi sentire per mesi. E non è che non avessi tempo libero per scrivere o mi fossi dimenticata di loro, è che quando viaggio in qualche modo le novità mi assorbono ed i momenti liberi mi servono a processare tutte le cose che vedo, sento e faccio ed  a permettere che le esperienze diventino parte di me, di quella “old me” che si trasforma in una “new me” con ogni nuova avventura.

 

Dopo tutta questa antifona poetica, che facevo molto prima a dire “sì, sì, lo so che è un sacco di tempo che non scrivo”, riprendo da dove avevo lasciato qualche giorno fa.

 

L’uscita dalla confort zone è stata in realtà fluida e naturale, e due ore dopo essere atterrata mi sono ritrovata nella palestra di una scuola di quartiere con un gruppo di signore fra i 50 ed i 60 a fare una lezione di fitball… Praticamente si fa ginnastica con una palla gonfiabile, simile a quelle che, con l’aggiunta di un manico a cui tenersi, usavo io da piccola per saltare in giro per il giardino. Per fortuna che questa il manico non ce l’aveva e quindi mi sono dovuta contenere, comunque è stato divertentissimo e mi voglio trovare una palestra dove posso fare la stesa cosa a Roma.

 

E poi, chiaramente, c’è tutta la serie di first times e di scoperte di comunanze e diversità che ogni viaggio porta con sè, e gli errori di inglese, e tutto il resto. La prima sera ho fatto la pipì al buio perchè proprio non riuscivo a trovare l’interruttore della luce e poi quando ho tirato la catenella dello sciacquone si è accesa la luce…eccolo lì l’interruttore. E mentre scrivo mi viene in mente quella scena del libro di Muriel Burbery “L’eleganza del riccio” in cui lei va a cena dal giapponese e siccome è molto emozionata deve correre a fare pipì e quando tira lo sciacquone parte la musica di Mozart.

 

Cerco sempre di salire in macchina dal lato del guidatore, perchè nella mia testa quello è il lato del passeggero e mi è capitato di aspettare l’autobus dal lato sbagliato della strada, e io che sono una che con la destra e la sinistra non ci si è mai capita qui sono del tutto confusa. Ad ogni modo, a giudicare dalle scritte che vedo per terra, non devo essere l’unica un po’ confusa…

 

c'è bisogno di dire altro?

c’è bisogno di dire altro?

 

E poi l’altra sera parlavo con Rachel, la signora che mi ospita e discutevamo di ricette, parlando della cena che stavamo organizzando per il giorno dopo e io le dicevo come avrei cotto il cavolo romanesco. E volevo dirle “prima lo sbianchiamo e poi lo finiamo di cucinare in padella” e sbianchire in inglese si dice blanch e io invece le ho detto bleach che alle sue orecchie deve essere suonato più o meno così  “prima lo candeggiamo e poi lo finiamo di cucinare in padella”, povero cavolo e che mi avrà fatto mai!

 

Sono giornate intense, cucino tanto, chiacchiero tanto, e sto scoprendo un sacco di cose nuove. Qualche immagine penso che possa raccontarle meglio delle parole.

 

Non si sa come ma io finisco sempre a fare biscotti...

non si sa come ma io finisco sempre a fare biscotti…

 

Un giro al Farmers' Market

un giro al Farmers’ Market

 

un angoletto tranquillo

un angoletto tranquillo

 

questa è la casa di Harry Potter!

questa è la casa di Harry Potter!

 

questa finestra mi ha incantata!

questa finestra mi ha incantata!

 

mica scemi...

mica scemi…

 

Oxford sotto l'acqua

Oxford sotto l’acqua

 

Un abbraccio a chi mi legge, con il cuore

 

Elisa

 

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