Le piccole cose

A volte mi chiedo se sono io che scrivo o se ci sia qualcun altro dentro di me che decide cosa e quando, e l’unica cosa che posso fare io è semplicemente lasciare che “l’altra me” affiori, si impossessi delle mie dita e scriva quello che ha bisogno di scrivere.

 

Sì, perché sono due o tre giorni che diligentemente vengo qui, apro il draft del terzo episodio della vita in fattoria e cerco di scrivere qualcosa che abbia senso e che riesca a rendere l’idea di quei giorni, di quell’esperienza e delle cose che ho fatto, imparato e scoperto. E qui “l’altra me” prende il controllo e mi dice “Elisa guarda, bella la vita in fattoria, ma quella può aspettare. Hai delle altre emozioni da raccontare ora. Punto”. E comincio ad imparare che quando mi sento così è inutile opporre resistenza, perchè scrivere mi diverte, e mi rilassa, e mi riempie e quando oppongo resistenza non succede nulla di tutto questo.

 

E quindi “l’altra me”, vai, smetto di resistere, la tastiera è tutta tua, dì quello che devi dire.

 

Ecco questa settimana mi sono presa un paio di spaventi. Di quelli del tipo “Si faccia un’ecografia perchè qui vedo qualcosa, niente di grave, ma si faccia un’altra ecografia”. E tu chiaramente, che hai l’udito selettivo, il niente di grave non lo senti proprio, e quello che ti lampeggia nella testa come l’allarme di evacuazione di un palazzo in fiamme è “devo fare un’altra ecografia, ora”. E per quanto tu cerchi di disattivare l’allarme e ti sforzi di prendere le cose una alla volta, in sequenza, respira, non piangere, ora prendi l’ appuntamento, poi vai al supermercato a comprare il latte, poi torni a casa, ti siedi e poi vediamo che si fa’, ecco per quanto tu cerchi di razionalizzare e di concentrarti sulle piccole azioni, il tuo cervello ha preso il volo tipo Bolt alle Olimpiadi ed i tuoi pensieri vanno troppo veloci per riuscire a stare loro dietro, cominciano tutti con “e se” seguiti da immagini casuali di ospedali, malattia, paura, buio, nero, e disperazione. E con questi pensieri impazziti tu respiri, trattieni le lacrime, prendi l’appuntamento, vai al supermercato a comprare il latte e via dicendo.

 

Poi torni a casa e piangi. Ti siedi per terra in cucina e digiti su google quelle parole che ti hanno mandato in cortocircuito il cervello, leggi di traverso 5 siti diversi e quando non ci trovi scritto nè malattia, nè ospedale, nè paura, nè buio, nè disperazione, e neppure nero, a quel punto il “niente di grave” di cui sopra comincia a farsi strada, i pensieri si calmano e tu ti dici “ok, ora mi tranquillizzo e mi attrezzo per passare le ore che ho davanti fino all’altra ecografia”.

 

E poi l’altra ecografia arriva ed effettivamente “niente di grave, faccia un controllo fra sei mesi” e tu tiri un sospiro di sollievo, esci dall’ambulatorio e ti riprendi la tua vita, quella che avevi fino a 24 ore prima.

 

E pensavo a come avrebbe potuto essere diversa la mia reazione. Nel senso che se quel medico mi avesse detto “qui c’è un problema”, la mia vita sarebbe stata, presumibilmente, stravolta ed avrei dovuto cominciare a percorrere un cammino sconosciuto, imprevedibile e che incute molto timore. Mi sarei sentita terrorizzata e sola, e persa. E siccome invece “tutto bene”, allora va bene, tutto come prima, questa è stata solo una breve parentesi di preoccupazione. E mi fa pensare come nella mia realtà, quel piccolo mondo che sento intorno a me, le brutte notizie stravolgano, quelle buone lascino quasi indifferenti, come se fosse dovuto, come se fosse la normalità.

 

E invece nulla è dovuto, e nulla è normalità e le cose, tutte le cose, non succedono solo agli “altri”, quell’entità lontana ed astratta con la quale non sono previsti contatti diretti. Tutte le cose succedono a tutti noi, tutti i giorni. Quelle bellissime e quelle bruttissime di solito capitano più raramente.

 

In mezzo, per me, ci sono le piccole cose, quelle che per accorgertene a volte ci devi pensare un attimo, quelle che ti fanno sorridere all’improvviso, quelle normali che, quando ci fai caso, rendono i tuoi giorni speciali. E le piccole cose ci sono sempre e temperano l’amaro dei momenti difficili e dolorosi o rendono più frizzante la gioia dei momenti belli.

 

E quindi, in mezzo agli spaventi e alle emozioni sulle montagne russe, ecco alcune delle mie piccole cose di questi ultimi giorni:

 

#  piantare menta e rosmarino nel vaso alla finestra della cucina;

 

# rimettere i semi per l’uccellino dopo più di due mesi, e scoprire dopo un paio d’ore che lui ha già ritrovato la strada di casa;

 

# fotografare i miei biscotti natalizi insieme ad un’amica;

 

# giocare con la bimba di un’amica ad indovinare il sapore della marmellata e ricavare cuori e stelle da una mela tagliata a fettine;

 

davvero, fatti con tanto amore

 

Quali sono le vostre piccole cose di questi giorni?

 

P.S.: ecco, ora che “l’altra me” ha detto quello che aveva da dire, magari nei prossimi giorni riesco anche a finire di raccontare come sono andate le cose in fattoria…

 

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