Reportage di una settimana in fattoria – part 2

Poi c’è stata la raccolta delle olive, che ho scoperto essere una vera e propria arte.

 

Ho imparato che ci sono diversi modi di raccogliere le olive. Si possono usare dei bastoni o delle macchinette per scuotere i rami, o delle macchine che scuotono il tronco degli alberi e fanno cadere le olive. In questa fattoria invece la raccolta la facevano a mano, il che significa che si sale sull’albero e si staccano le olive ad una ad una dai rami. Chiaramente immagino che il metodo di raccolta dipenda in parte dalle dimensioni dell’uliveto. Questo era un uliveto piccolo, e questa famiglia non aveva fretta e quindi raccogliere a mano andava benissimo.

 

Ma prima di arrampicarsi sull’albero a raccogliere c’è una fase preparatoria molto importante. Si sceglie la fila di alberi da cui si vuole cogliere e si stendono a terra dei teli. Sono delle reti a maglie fitte fitte, in modo che le olive, quando cadono dall’albero, siano trattenute e poi sia più facile raccoglierle, e bisogna stenderli bene bene, senza pieghe, mi sembravo io quando rifaccio il letto la mattina, che se c’è una pieghina nel lenzuolo non va bene e bisogna tirare di più. In questo caso non si tratta di manie di perfezione, ma i teli devono essere stesi bene perchè altrimenti le olive possono finire nelle pieghe e venire schiacciate, che vorrebbe dire cominciare a fare l’olio anzitempo, che non va bbbene! Quindi dicevo si stendono i teli da entrambi i lati dell’ albero e si uniscono nel mezzo con delle pinze, anche intorno al tronco, in modo che non possa scappare nemmeno un’oliva.

 

Ecco più o meno così (anche se questa foto l’ho presa dalla rete che non ne ho fatte io di prima mano)

Una volta stese le reti si comincia la raccolta vera e propria, arrampicandosi sull’albero o sulle scale. Io non mi sentivo tanto sicura sulle scale e quindi le lasciavo agli altri, ma ho passato delle ore meravigliose seduta sui rami, in mezzo alle foglie. Mi sa che nemmeno da bambina lo avevo mai passato tutto questo tempo arrampicata sugli alberi. Sono quelle tipiche cose che alle mamme fanno venire l’ansia “e stai attenta”, ” e se poi cadi?” e “mi raccomando assicurati con una corda prima di salire”. E la capisco perfettamente, e le ho detto che l’avrei fatto, e poi chiaramente non l’ho fatto, ma sono stata attenta, e non sono caduta e mi sono goduta ogni attimo di quelle ore arrampicata lassù. Forse nella mia vita passata ero un gatto.

 

Quei giorni il tempo era glorioso, le giornate erano ancora calde ed assolate e per me stare lassù aveva un’attrazione speciale, era un po’ magico. Era come se riuscissi ad isolarmi dal resto della realtà, ero protetta dai rami e dalle foglie. Cercavo un ramo dove appoggiare i piedi, stendermi o sedermi, trovavo una posizione comoda e poi cominciavo a cercare le olive. In alcuni casi le vedi bene e quindi le stacchi con le dita e le lasci cadere a terra, in altri casi, per i rami più distanti, vai più per tentativi, tiri il ramo verso di te e poi passi le dita fra le foglie, per cercare al tatto se ci sono delle olive e poi staccarle. Finita una zona dell’albero mi spostavo, ne cercavo una nuova e trovavo una nuova posizione. A volte la luce del sole passava attraverso i rami proiettando l’ ombra delle foglie sulle mie mani e sul mio viso ed in quei momenti mi sentivo in qualche modo parte di quell’albero che mi ospitava mentre io lo accarezzavo e ne raccoglievo i frutti. Proprio una bella emozione.

 

A volte la luce del sole passava attraverso i rami…

 

Quando avevo finito di raccogliere i frutti interni scendevo e raccoglievo quelli bassi, ad altezza uomo, o forse dovrei dire “ad altezza Elisa”, che in effetti è un po’ più bassa dell’altezza uomo…e anche questa fase era speciale a modo suo. Quando cammini sulle reti devi stare attento a non pestare le olive che sono già cadute e quindi ti muovi lentamente in punta di piedi, un piede alla volta, e quando trovi una buona posizione li appoggi fermi per terra e non ti muovi più. E poi, a volte, mentre io raccoglievo al piano di sotto, c’era qualcuno sopra di me, su una scala, che raccoglieva quelle più alte ed era una pioggia di olive che mi cadevano addosso prima di arrivare a terra.

 

La giornata continuava così fino al tramonto, quando era ora di raccogliere le olive nelle cassette e di andare a richiamare le pecore in stalla. A quel punto con delle mosse precise si ripiegano le reti in modo che tutte le olive si raggruppino nel centro e poi si versano nelle cassette, pronte per portarle al frantoio.

 

Eccole qui!

 

E poi, se non era troppo tardi, questo era lo spettacolo dal giardino davanti a casa!

 

e per questo non c’è bisogno di parole…

 

To be continued…

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