Camino soundtrack-part 1

A me la musica piace un sacco.

 

Ma non ne so parlare, non so esattamente che gusti ho in fatto di musica, o forse non ne ho. Quando entro in una libreria mi so muovere, so dove andare a cercare, o semplicemente mi faccio “trasportare” dall’atmosfera, giro fra gli scaffali, prendo i libri e li metto giù e poi, con una pila selezionata, mi siedo dove posso e sono capace di passare le ore. Se entro in un negozio di musica mi perdo, non so da che parte cominciare, mi sento un po’ a disagio e finisce che esco dopo cinque minuti.

 

L’unica vera maniera in cui la musica entra nella mia vita è quella che ascolto, di solito per caso, e che collego ad un momento speciale, particolare, o semplicemente ad un momento. Ed allora posso riascoltare quella canzone un milione di volte senza stancarmi.

 

Per cui a me non piace un tipo di musica piuttosto che un altro, mi piace la musica che mi ricorda e mi riporta a dei momenti belli ed emozionanti della mia vita.

 

E l’altro giorno ascoltavo un po’ di musica mentre lavoravo e mi è tornata alla mente una canzone che per me vuol dire Cammino, e quindi la adoro.

 

Eravamo a Granon, un piccolo albergue subito dopo Santo Domingo de la Calzada. Era un posto davvero speciale, nella torre del campanile di una chiesa. Una stanza con i materassi per terra ed una sala comune con la stufa che andava a tutta forza. Avevamo passato il pomeriggio scaldandoci vicino alla stufa e pelando patate per las “patatas a la riojana” che abbiamo mangiato a cena tutti insieme. Eravamo una quarantina ed in cinque minuti erano apparsi tavoli e sedie per tutti. Molti di noi non si conoscevano, eppure c’era un’atmosfera calda, serena, rilassata, eravamo a casa.

 

Dopo cena, per chi voleva, c’è stata la possibilità di andare in chiesa, nello spazio riservato al coro, per un momento di preghiera. Più che un momento di preghiera era un momento di spiritualità.  Ci siamo passati di mano in mano una candela accesa in questa chiesa buia e fredda, ed ognuno poteva esprimere un pensiero, un desiderio, una preghiera. Ognuno nella propria lingua. E chi preferiva poteva esprimere i suoi pensieri con il silenzio.  E’ stato un momento molto intenso, ed emozionante.

 

Alla fine, prima di augurarci la buona notte, la hospitalera che gestiva l’albergue ha chiesto se qualcuno volesse concludere cantando una canzone. C’è stato un momento di imbarazzo, di quello in cui tutti si guardano pensando “io non mi metto a cantare qui nemmeno” e stavamo quasi per andarcene e poi questo ragazzo, italiano anche lui, alza la mano e dice “io posso cantare”. Giusto in tempo. Ci siamo fermati dove eravamo, c’è stato un attimo di silenzio, e poi lui ha cominciato a cantare “Amazing grace, how sweet the sound”.

 

E’ stato un momento bellissimo, al buio della chiesa, la sua voce nuda, senza musica, senza strumenti. Ed il nostro silenzio, pieno di emozione.

 

Ecco, per me questa canzone sarà per sempre legata a quel momento speciale, a quel periodo speciale. Fa parte della colonna sonora del mio Cammino.

 

La prossima volta che qualcuno mi chiede che musica ascolto gli rispondo “A volte, Amazing grace”.

 

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