Cena per dieci

La premessa è che questa settimana, da mercoledì fino ad oggi, il B&B è stato affittato in toto da un gruppo di ciclisti belgi che sono venuti a fare qualche bella escursione in montagna. Prima di arrivare avevano chiesto di prenotare la cena per le quattro sere cha avrebbero passato qui nei ristoranti del paese. E così un giorno Lya mi dice “Che ne dici se una delle cene la facciamo qui da noi, e cucini tu?”, e io chiaramente non ci ho pensato due volte “Si!”.

 

Quindi tutta la settimana è stata un crescendo nei preparativi della fatidica cena, prevista per venerdì.

 

Domenica scorsa già ha cominciato “Allora, hai pensato al menù? Così martedì andiamo a fare la spesa”(sì perchè la spesa si fa in un paese più grande a una trentina di chilometri da qui, e ci si va solo una volta alla settimana, di solito il martedì, per cui bisognava organizzarsi per tempo). E io, che tendenzialmente l’avevo presa abbastanza zen, mi ritrovo martedì mattina a fare la lista della spesa.

 

Allora, il menù prevedeva involtini di peperoni e caprino e sfoglie con parmigiano, fichi e miele come antipasto. Come primo cannelloni con ripieno di biete e ricotta (una variazione sul tema spinaci, visto che una vicina ha un bell’orto con delle magnifiche biete ed era tutta orgogliosa di regalarcele). A seguire un arrosto di maiale in crosta accompagnato da patate duchessa, funghi ripieni ed insalata. E per finire doppio dessert: crema di yogurt e cioccolato bianco con macedonia di pesche all’olio di oliva e tiramisù.

 

Insomma volevo fare un menù un po’ speciale, un po’ italiano ed essere sicura di sfamare dieci ragazzoni che si erano appena sparati 100km di bicicletta in montagna.

 

Giovedì pomeriggio ho cominciato a preparare qualche base, tipo la pasta brisè per l’arrosto ed il ripieno dei cannelloni, ma ho lasciato il resto per venerdì. In ogni caso avrei avuto l’intera giornata a disposizione e volevo tutto fresco, appena fatto, di giornata.

 

Venerdì, concentrata ed organizzata ho cominciato la preparatio dal dessert, nel caso avessi ancora dei dubbi su dove mi porta il cuore…yogurt, cioccolato, tiramisù, meglio che riposino qualche ora prima di essere serviti.

 

Come sempre succede quando si passa dalla teoria alla pratica, dall’idea alla realtà, le cose possono essere diverse da come ci se le aspettava. E quindi, per esempio, avevo degli stupendi involtini di peperone da legare con dei filetti di erba cipollina, ma porca la miseria, i fili d’erba erano troppo corti, o gli involtini troppo ripieni, e quindi, all’ennesimo tentativo di allungare gli uni o restringere gli altri, ho optato per uno, stupendamente scenico, stuzzicadenti.

 

Poi c’è stato quello che Lya ha battezzato “the potato drama”. Probabilmente le patate che avevo comprato non erano adatte a fare l’impasto che serve per le duchesse, e quando le ho schiacciate si sono trasformate in un miscuglio colloso e grumoso che era, onestamente, irrecuperabile. Neppure la faccia da culo ed il mantra “tanto loro mica lo sanno che avrebbe dovuto venire diverse” hanno funzionato in questo caso. E quindi un chilo e mezzo di patate schiacciate buttate via, corsa al supermercato un minuto prima che chiuda e si ricomincia.

 

A quel punto erano circa le due ed ho cominciato a guardare l’orologio un po’ più spesso, sperando che si fermasse o che almeno rallentasse un po’. Che, a pensarci bene, è una cosa bella quando vuoi che il tempo si fermi, che rallenti, perchè tu hai tante cose da fare che ti piacciono (beh forse anche perchè sei un po’ lenta ed un tantino troppo zen…). Ho ricordi freschi di giornate passate a guardare l’orologio, in continuazione, sperando che all’improvviso fossero le sei e preferisco decisamente questa come sensazione, quella dell’orologio che va troppo veloce.

 

Comunque dicevo, erano le due, c’era stato il potato drama di mezzo e le sei ore che ancora mancavano alla cena sembravano cinque minuti. E ad un certo punto Lya è venuta in cucina ed ha cominciato a darmi una mano, a lavare le padelle, a fare due chiacchiere, a pelare 50 teste di champignon. E io mi sono tranquillizzata, ri-centrata, e finalmente l’orologio ha rallentato, giusto un pochino.

 

Sono riuscita persino a cambiarmi e a passarmi un filo di matita sugli occhi prima di cena.

 

Il resto è andato tutto bene, la cena è stata rilassata, piacevole ed apprezzata. Gli involtini stavano benissimo sui loro stuzzicadenti e secondo me i miei ospiti davvero non lo hanno scoperto che non avrebbero dovuto essere così. Le patate duchessa erano della patate duchessa, tutte carine ed un po’ fru-fru. Ed i dieci ragazzoni se ne sono andati dopo cena ringraziando e sorridenti.

 

E io alle undici saltavo ancora come un grillo, che mi ero “scordata” di mangiare tutto il giorno, ma un paio di litri di adrenalina, direttamente in vena, quelli sì me li ero fatti.

 

E, ad un paio di giorni di distanza, smaltito l’effetto dell’adrenalina e ripensandoci, ecco alcune delle mie considerazioni:

1) cucinare mi piace, ma fare dolci è davvero davvero la mia passione;

2) sono un’autonoma ed un’indipendente, ma fare le cose in due, beh, è un’altra cosa;

3) non far domani ciò che puoi fare oggi, soprattutto se vuoi restare zen e mettendo in conto qualche piccolo ostacolo lungo il percorso;

 

Dalla cucina alla filosofia o altrimenti detto conoscere se stessi preparando una cena per dieci.

 

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...