La gente della notte

“La gente della notte fa lavori strani,
certi nascono oggi e finiscono domani,
baristi, spacciatori, puttane e giornalai,
poliziotti, travestiti gente in cerca di guai,
padroni di locali, spogliarelliste, camionisti,
metronotte, ladri e giornalisti,
fornai e pasticceri, fotomodelle,
di notte le ragazze sembrano tutte belle,
e a volte becchi una, in discoteca,
la rivedi la mattina e ti sembra una strega,
la notte fa il suo gioco e serve anche a quello
a far sembrare tutto, tutto un po’ più bello.”

 

Negli ultimi giorni questa canzone di Jovanotti mi suona in testa e la canticchio spesso. Anche io, stanotte, ho fatto parte del gruppo.

 

Ieri avevo il pomeriggio libero e quando me ne sono andata dal B&B ho salutato Lya dicendole “Stasera vado a letto presto, domani mattina ho appuntamento con Bruno, alle 3” e ci siamo messe a ridere, strano orario per un appuntamento…

 

E quindi ieri sera a letto presto, stamattina sveglia alle 2.15, lavaggio faccia modalità gatto, tipo che ti strofini via il sonno dagli occhi e basta così,  caffè, e mi avvio a piedi. C’era uno spicchio di luna bellissimo, tante stelle, non faceva freddo ed era tutto molto silenzioso. Arrivo davanti a casa di Bruno, erano le 2.57, ed era tutto perfettamente buio. Ho camminato avanti e indietro per un po’ e mi sono detta “Chissà se ho capito bene? Ci vedevamo qui, no? Alle 3, no? Vabbè facciamo così: io aspetto fino alle 3.20 e se non arriva torno a casa e mi rimetto a dormire”.

 

Poi ho sentito dei passi in casa e poco dopo si è accesa una luce in cucina. Lui mi ha fatto entrare, mi ha offerto un caffè e poi mi ha detto “Ok, andiamo”. Siamo saliti su un furgone arancione un po’ scassato, c’è solo il sedile per il guidatore, quindi io mi sono seduta sul bordo della cassetta di lato a lui ed abbiamo attraversato il villaggio. Pochi minuti, tutto buio e silenzioso, solo il nostro furgone, e qualche chiacchiera.

 

Quando siamo arrivati l’altro ragazzo era già al lavoro, dalle 11 di ieri sera. Stava mettendo il pane in forma e poi in una camera di lievitazione. Era tutto bianco di farina, dalla testa ai piedi.

 

Un altro caffè e poi Bruno si è messo al lavoro, e io dietro, a seguire curiosa ogni movimento, ogni gesto, ogni pesata. Giravo contenta per quel laboratorio guardando le planetarie enormi ed i sacchi di farina in versione industriale e dentro di me pensavo “che figata, che figata”.

 

Il pane stava lievitando, bisognava fare i dolci.

 

La pasta sfoglia era già pronta, bisognava sola darle un’altro paio di “giri” e lui ha usato una macchina che sembra quella che mia nonna usava per tirare la pasta e che ora ha regalato a me (passandomi il testimone nonchè la responsabilità familiare della pasta fatta in casa…), solo dieci volte più grande. Poi bisognava fare la crema per i bignè, qui li chiamano petits choux, e quindi a bollire 4 litri di latte, così, come se niente fosse. Dico io, voi li avete mai visti 4 litri di crema pasticciera tutti insieme? Praticamente uno ci può notare dentro…

 

una vasca di crema…

 

Poi abbiamo fatto la “pate à choux”, che è quella che serve per fare i bignè. E’ questo impasto magico che distribuisci in piccoli mucchietti su una placca da forno e mentre cucina si gonfia, e dentro rimane cavo, e diventa un bignè. Non so perchè, ma fra le tante magie della pasticceria quella dei bignè per me è la più speciale. Ricordo quando ho fatto i miei primi bignè alla scuola di cucina, e poi li ho riempiti con la crema e poi li ho montati uno sopra l’altro e ci ho colato il cioccolato ed ho fatto un profiterole. Ricordo quella sensazione strana, come di meraviglia, di quando scopri che anche tu puoi fare una cosa che pensavi che non avresti mai fatto nella vita. Per me il profiterole, fino ad un paio di anni fa, era dominio esclusivo delle pasticcerie, mai avrei pensato di poterlo fare io, da sola, a casa. Eh, la magia dei bignè!

 

Vabbè va, torniamo a stanotte. Ogni tanto andavo a dare un’occhiata nell’altra stanza dove stava cuocendo il pane, ed ogni volta che la porta del forno si apriva o il nastro usciva c’erano il profumo e la meraviglia che mi avvolgevano.

 

ecco a voi 40 baguettes, in un colpo solo…

 

Poi ad un certo punto Bruno mi dice “Hai voglia di fare qualcosa?”. Io la verità è che non stavo nella pelle, ma mi trattenevo perchè non mi sembrava il caso di arrivare nel loro laboratorio come un uragano, armarmi di sac à poche e cominciare a sparare crema a destra e a manca. Ma visto che l’offerta è arrivata da lui, non ci ho pensato due volte. E quindi ho riempito, manco a dirlo, i bignè con la crema pasticciera, con la crema al cioccolato e con la crema alla nocciola.

 

questi li ho riempiti io!

 

E all’improvviso erano le 7 passate, abbiamo caricato tutto sul furgone e siamo tornati in paese, per aprire il panificio.

 

la vista sul furgone…

 

Io ho preso il pane per la colazione al B&B ed ho ringraziato Bruno per questa esperienza speciale e mentre uscivo dal negozio con due baguettes in mano lui mi ha detto “Puoi tornare quando vuoi” e io “Sicuro, grazie!”

 

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1 Commento

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Una risposta a “La gente della notte

  1. Claire de Lune

    Che bello!!!!!ce l’hai fatta a varcare le soglie di un laboratorio di pane e dolci!!!:-))

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