Archivi del mese: agosto 2012

La scatola delle torte

Questo post era pronto per essere pubblicato ieri sera, ma poi è arrivato il temporale e se ne è andata la connessione e quindi lo pubblico questa mattina. Il temporale è passato ed è tornata la connessione…

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Dal giorno della torta di pane, fare torte da queste parti è diventata un’abitudine.

 

Un giorno Lya spunta e mi dice “Abbiamo delle pesche e delle prugne che dobbiamo usare, non è che fai il tuo pane e ce le metti dentro?”. E così lei mi dice cosa c’è da usare, ed io mi invento qualcosa.

 

Stamattina quando sono arrivata mi dice “Ho una sorpresa per te: oggi hai la giornata libera”. E io oggi avevo voglia di fare  una torta di carote. Era già qualche giorno che ce l’avevo in testa e stamattina, quando mi sono svegliata, ho deciso che sarebbe stato oggi. E visto che lei qui non aveva una tortiera a bordo alto, avevo pensato di fare dei muffins di carote, invece della torta grande, usando i pirottini di alluminio come formine.

 

Quando le racconto il mio piano lei mi dice “Dobbiamo controllare tra gli scatoloni di mia madre, lei aveva delle vecchie formine che potresti usare”. E così partiamo alla volta della soffitta di un’amica, dove lei tiene tutti gli scatoloni con le cose di sua madre, che è morta qualche mese fa.

 

Quelle soffitte hanno sempre un fascino speciale. Questa era in una casa di montagna, una sorta di granaio. E prima di entrare abbiamo bussato ed io ho chiesto “C’è qualcuno di solito?” e lei mi risponde “No, è per avvisare i topi che stiamo entrando…”. I topi, gentilmente, sono andati a farsi un giro, e noi ci siamo messe a rovistare.

 

Era una casa non finita, su due piani, con mobili e scatoloni un po’ da per tutto. Per salire al piano di sopra, che occupa solo la metà del piano terra c’è una scala di legno ripida e senza corrimano, un po’ come quella che c’era a casa degli Ingolls della “Casa nella Prateria”. Quella era la casa dei miei sogni quando ero piccola, ed un po’ anche adesso, anche se a scendere da quella scale uno ci rischia l’osso del collo ogni volta…

 

Eravamo al piano di sopra, e stavamo aprendo tutti gli scatoloni delle cose di cucina e abbiamo fatto uno scatolone con tutte le cose che ci sembravano utili per fare dolci. A dire la verità funzionava così. Lei tirava fuori una ad una le cose e mi chiedeva “Questa ti serve?”  e se le rispondevo di sì, la mettevamo nello scatolone da portare con noi, e sennò la rimettevamo via. E io mi stavo proprio godendo questo momento e dopo aver fatto questa foto

 

 

ho esclamato “E’ sempre bello cercare fra gli scatoloni in cantina”, e lei, tirando su con il naso mi ha detto “Sì, però è anche molto triste”. Il che mi ha fatto pensare che forse non ero stata molto delicata, e che stavamo guardando fra le cose che lei ha dovuto portare fuori dalla casa vuota di sua madre qualche mese fa.

 

E mi ha fatto pensare che anche io ho una “scatola” da aprire.

 

Non è proprio una scatola in realtà, è una busta di carta con dentro i libri ed i quaderni di ricette della mia nonna. E fra le pagine delle ricette scritte a mano ci sono i conti della spesa che ancora erano 2, 3 o 4 lire e fra le pagine dei libri ci sono i disegni che noi nipoti le facevamo per Natale, e per il compleanno o le cartoline ricevute in una vita. E vorrei aprirli quei libri e quei quaderni e riscrivere e ricopiare quelle ricette e raccoglierle in un libro, in modo che non vadano perse. Ci ho provato un paio di volte nel corso degli ultimi due anni, ma quando comincio mi prende il magone, e così richiudo tutto e se ne riparlerà.

 

E lo raccontavo a Lya oggi pomeriggio, che cercare fra i suoi scatoloni di cucina mi ha fatto ricordare dei miei. E che mi emoziono e non riesco ad andare avanti, e lei mi ha guardato e mi ha detto “Sai, a volte il coraggio viene”, e so che ha ragione.

 

E quindi oggi pomeriggio una di quelle tortiere ha ripreso vita ed ha ospitato una bella torta alle carote, e quando ho chiesto a Lya dove era finito il mattarello che era sul tavolo fino ad un attimo prima mi ha risposto dall’altra stanza “in your cake box”.

 

da notare il vestitino vintage del mattarello

 

 

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Unica, esclusiva, originale ed irripetibile

Ultimamente mi piace molto l’idea di cucinare piatti semplici, con i fiori o le erbe che trovo nel bosco o con il cibo che avanza, reinventandolo un po’.

 

Ed in un B&B avanza sempre un sacco di pane, che poi finisce in un sacchetto e quando è pieno si porta dal vicino che lo dà da mangiare alle mucche, o forse al cane, non ricordo. E qui mi torna in mente un’immagine di quando ero piccola e andavo in montagna dalla nonna. Vicino a casa nostra viveva un contadino che aveva le caprette ed una delle mie attività preferite era portare il pane secco alle caprette e passare delle buone mezz’ore a dar loro da mangiare e ad accarezzarle.

 

Ma, tornando al pane secco. L’altra mattina con Lya siamo andate a comprare il pane fresco per colazione e sulla strada abbiamo lasciato il sacchetto del pane secco sulla porta del vicino. Ed in quel momento ho pensato “e se facessi la torta di pane?”. Ed anche in questo caso riaffiorano i ricordi, questa volta di quando ero in collegio. Anche lì avanzava sempre un sacco di pane e con la mia compagna di stanza, Carla, ci divertivamo a fare questa torta, così la mattina avevamo qualcosa di buono per colazione.

 

Così oggi, mentre piegavo asciugamani e lenzuola, ho rivisto quel sacchetto con il pane secco e mi sono messa ai fornelli. Su internet se ne trovano a decine di ricette per la torta di pane, ma io avevo voglia di farla con quello che avevo in casa e così me la sono un po’ inventata.

 

Ecco, questa è una di quelle ricette dove si fa tutto ad occhio e a q.b. che se mi sentisse un pasticciere (e qui ammetto umilmente di aver cercato, sempre su Santo Internet, se pasticciere era con la i o senza :-))  gli verrebbero i brividi e di sicuro disapproverebbe. Anche la mia nonnina disapproverebbe, che quando ero piccola e cominciavo a pasticciare in cucina mischiando farina e cacao per fare la cioccolata calda (o il budino, a seconda di quanta farina avevo messo) mi chiedeva “E dov’è la ricetta?”.

 

Eccola qui la ricetta. E siccome ho imparato ad avere la faccia come il c… quando ci vuole, è una ricetta unica, una creazione esclusiva, originale ed irripetibile. Mia.

 

Prendete:

  • 500 grammi di pane raffermo;
  • 1 litro di latte circa;
  • 2 banane;
  • un po’ di dolce al cioccolato che avete fatto l’altro giorno e che vi siete stufati di mangiare, visti i 40° C di questi giorni;
  • 3 uova;
  • 3 cucchiai di zucchero semolato;
  • un po’ di burro per la teglia;

 

Riducete il pane a pezzetti e irroratelo con il latte tiepido. Aggiungete il latte poco a poco in modo che il pane non si inzuppi troppo. Lasciate riposare per un po’ fino a quando vi accorgete che si è ben ammorbidito. Se volete una consistenza omogenea potete frullarlo, altrimenti lavoratelo per un po’ con un mestolo in modo da rompere i pezzi più grandi.

 

Schiacciate con una forchetta le due banane ed aggiungetele al pane, insieme anche alla torta al cioccolato ridotta pure a pezzetti e mescolate il tutto in modo da far amalgamare per bene (e l’effetto liberatorio di tutto questo schiacciare e sbriciolare l’avete considerato?).

 

Dividete i tuorli dagli albumi e montate i tuorli con lo zucchero fino a quando saranno chiari e spumosi, dopodichè aggiungeteli all’impasto. A questo punto montate gli albumi a neve ferma ed incorporateli delicatamente all’impasto in due o tre volte.

 

Versate in una tortiera imburrata ed infornate a 180°C per circa 50 minuti. Una volta ultimata la cottura, fate raffreddare completamente prima di tagliare a quadrotti e gustare. Se la mangiate il giorno dopo è ancora più buona.

 

Eccola:

 

 

Qualcuno di mia conoscenza direbbe “veery deliciousss”.

 

Buonanotte!

 

P.S.: e quando la mattina gli ospiti gradiscono, io sono molto molto soddisfatta. Eh sì!

 

 

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1 anno!

 

Tanti auguri piccolino! Ti voglio bene

 

Elisa

 

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